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venerdì 24 febbraio 2012

Stipendio procuratore capo di Parma Gerardo Laguardia

Il magistrato era stato attaccato perché ha presentato ricorso al Tar contro i tagli allo stipendio dei dipendenti pubblici: "Questa è il mio cedolino dopo la settima valutazione di professionalità e 45 anni di carriera"
“Il mio stipendio? È di 7.439,31 euro netti”. È il procuratore di Parma Gerardo Laguardia, cedolino alla mano, a comunicare a margine di un incontro con la stampa le cifre che compaiono sulla sua ultima busta paga. “Non ho nulla da nascondere – chiarisce – Questo è il mio guadagno da magistrato alla settima valutazione di professionalità con i miei 45 anni effettivi di servizio. È giusto che si sappia”.

Un atto spontaneo di limpidezza, quello del procuratore capo, che soddisfa la curiosità di quanti nei giorni scorsi, non solo a Parma, si sono chiesti a quanto ammontasse lo stipendio di un magistrato, visto che proprio di recente giudici e pm della regione si sono opposti alle decurtazioni sui propri compensi. Trenta magistrati dell’Emilia Romagna, tra cui anche Laguardia e altri colleghi del tribunale di Parma, hanno infatti presentato un ricorso al Tar contro il ministero della Giustizia, dell’Economia e della Finanza e contro la presidenza del Consiglio per impugnare i tagli imposti agli stipendi dei dipendenti pubblici nel triennio 2011-2013 previsti dalla manovra del governo Berlusconi dell’estate 2010, volta a ridurre il peso dello Stato nell’economia nazionale.

In particolare, la legge 122 del 30 luglio 2010, prevede tagli alle spese nel settore dell’amministrazione pubblica e del welfare, con il congelamento degli aumenti stipendiali per i dirigenti e dipendenti pubblici. La legge prevede inoltre, sempre per il triennio 2011-2013, la riduzione del 5 per cento per trattamenti economici complessivi oltre i 90mila euro lordi annuali fino a 150mila euro, e del 10 per cento per la parte eccedente 150mila euro. “Sono trattenute che riguardano solo i dipendenti pubblici e non quelli privati – chiarisce Laguardia – per quello ci opponiamo”. Trasparenza prima di tutto, secondo il procuratore, che dal 1967 lavora per la giustizia, e che è arrivato al suo compenso con 45 anni di lavoro cominciato come uditore. “Inutile farne segreto: con gli scatti biennali e l’anzianità arrivo a quella somma, come anche altri colleghi. Anche se – precisa Laguardia – lo stipendio più alto in magistratura, come tutti sanno, lo prende il presidente della Corte di Cassazione”.
Sui tagli di stipendi proprio lo scorso 8 febbraio il Tar si era espresso su un altro ricorso presentato l’anno scorso dagli stessi magistrati contro la legge 122, rimettendo il caso addirittura alla Corte costituzionale. Il tribunale amministrativo, pur dando ragione ai ricorrenti, ha infatti passato la questione al giudizio della Corte per valutare la compatibilità della manovra con la legge di Stato.

fonte:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/procuratore-capo-parma-niente-nascondere-guadagno-euro-mese/193582/

venerdì 17 febbraio 2012

onorevole Stracquadanio “Sfigato chi guadagna 500 euro al mese”

Il parlamentare Pdl lo ha detto questa sera durante la trasmissione radiofonica la Zanzara. "Sono stufo di una retorica piagnona". Immediata la reazione degli universitari: "Si vergogni"
”Chi guadagna 500 euro è uno sfigato per varie ragioni e per fortuna sono pochissimi in Italia”. Lo dice alla Zanzara su Radio 24 l’onorevole Giorgio Straguadanio del Pdl.

“Se fosse vero avremmo i morti di fame per le strade. Si tratta di una piccola quota di popolazione che hanno pensioni sociali più basse. Sono sfigati – continua il deputato del Pdl a Radio 24 – si parla di situazioni limite. Sono stufo di una retorica piagnona. Non esiste guadagnare 500 euro al mese. Ma chi li guadagna? Ma quali giovani precari! La media dei consumi di telefonia mobile, il telefonino cosa che hanno tutti nelle mani, vediamo che non basterebbero quelli. Chi guadagna 500 al mese è una minoranza ed è uno sfigato che non è stato capace”.

Il conduttore della Zanzara insorge e sostiene che sono 800.000. “Ma di che parla? Ma in quale fonte? – continua Stracquadanio alla Zanzara su Radio 24 – Questa è retorica pseudo sindacale”. Sfigati per l’onorevole sono “quelli che hanno avuto una qualche sfortuna nella loro vita e non si danno da fare. Chi guadagna 500 euro non si dà da fare. C’è un cospicuo numero di persone che percepisce questa pensione ma sono aggiuntive ad altri redditi o aggiuntive ad una condizione di vita familiare dove quello è un reddito in più”

Parlando di “retorica pseudo sindacale”, l’esponente del Pdl prosegue: “Sfigati sono quelli che hanno avuto una qualche sfortuna nella loro vita e non si danno da fare. Chi guadagna 500 euro non si dà da fare. C’è un cospicuo numero di persone che percepisce questa pensione ma sono aggiuntive ad altri redditi o aggiuntive ad una condizione di vita familiare dove quello è un reddito in più”.

Immediate le reazioni. Con l’Unione degli Universitari è “disgustata” per le dichiarazioni fatte dall’onorevole Stracquadanio. “In un momento come questo, di crisi economica, nel Paese con la disoccupazione giovanile più alta d’Europa e con un trend occupazionale negativo anche negli ultimi mesi e con un precariato dilagante che mangia il presente di un’intera generazione, dichiarazioni come queste – afferma l’associazione studentesca – sembrano, oltrechè irriguardose, completamente slegate da una qualsiasi realtà, e sembrano davvero quelle di un politico che, chiuso nelle stanze di potere, ha perso di vista la situazione drammatica nella quale galleggia a malapena il Paese”. Secondo l’Udu Stracquadanio “si dovrebbe vergognare di cotanta maleducazione”. “Se conoscesse la realtà – spiega Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell’Udu – non si sognerebbe neanche di fare certe affermazioni. Siamo indignati e sconcertati da queste parole che vanno a insultare tutte le migliaia di giovani che vedono in quelle 500 euro il mezzo per arrivare alla fine del mese e migliaia di altri, che non hanno la fortuna di arrivarci neppure a quella cifra perchè ostaggio degli stage gratuiti, del lavoro nero o della grande disoccupazione giovanile. Come è possibile stigmatizzare con ‘Sfigati-Morti di famè tutta un’intera generazione: per un presente in ostaggio della precarietà e della disoccupazione, per un futuro incerto e senza fondamenta per potercelo edificare da soli vorremmo risposte dai politici che troppo spesso parlano dell’importanza della famiglia. Magari avessimo noi la possibilità di potercene costruire una da soli! Invece si continua con le dichiarazioni spot e continuano ad arrivare sulle nostre teste queste etichette offensive e irriguardose”.

fonte:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/lultima-dellonorevole-stracquadanio-sfigato-guadagna-euro-mese/192043/

martedì 1 novembre 2011

“La coppia da 20.000 euro al mese del Pd: lui consigliere regionale, lei in Comune”

La “bella botta di aria fresca” promessa dal neo sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, si infrange sulla barriera del consociativismo alla uscita pubblica numero uno di fronte alla città. In un Consiglio comunale ieri sera stipato per la prima dell’ex “golden boy” rivierasco, inventore della Notte Rosa prima di diventare sindaco, è andato in scena un siparietto che di fresco ha ben poco. La sostanza è breve: il nuovo presidente del consiglio comunale è Donatella Turci che, altri non è, che la moglie dell’unico consigliere regionale del Pd a Rimini, Roberto Piva.

Turci, classe 1953, dopo aver collezionato due mandati nella giunta del predecessore di Gnassi, Alberto Ravaioli, ha fatto parlare di sé in questi ultimi mesi per gli scarsi successi collezionati dall’amministrazione comunale nell’ambito di una delega molto chiacchierata in città, lo Sport. Dalla crisi finanziaria dei Crabs, la società del basket riminese, all’addio del Rimini Calcio al professionismo passando per l’incompiuta cronica del nuovo stadio, ma anche per la rinuncia alla serie B1 da parte del Viserba Volley, il settore negli ultimi anni ha vissuto un autentico calvario. Calvario che Turci- o perché oscurata da Ravaioli o per difficoltà proprie- nonostante le buone intenzioni non è riuscita ad alleviare. Comunque sia, con buona pace di Gnassi quello di Turci è tutt’altro che un nome nuovo.
Di più: la neo presidente del Consiglio comunale di Rimini è moglie dell’unico consigliere regionale del Pd riminese, il veterano Roberto Piva. “In questo momento in Italia l’aria non è favorevole all’accentramento di 12.000 euro di stipendi pubblici in un solo nucleo familiare”, fa presente Luigi Camporesi, candidato sindaco del Movimento 5 Stelle alle comunali che, forte del 12% ottenuto, siede per la prima volta in Consiglio con i colleghi Daniele Arduini e Carla Franchini.

La carica di presidente del consiglio comunale, infatti, prevede una bella remunerazione, equiparata a quella di un assessore: siamo sui 2.300-2.500 euro netti al mese (sui 3.500-3.800 lordi).

Dunque, prescrizioni statutarie a parte, la scelta su Turci alla luce del ruolo di Piva (che in Regione è stato riconfermato proprio l’anno scorso su input di partito) risulta piuttosto in controtendenza rispetto allo spirito sbandierato dal Pd oggigiorno sul fronte incarichi e merito. Anche se la ‘accoppiata’ Turci-Piva non è formalmente vietata, insomma, la questione di opportunità c’è tutta, almeno secondo quanto dicono i consiglieri del Movimento 5 Stelle.

Lo hanno pensato, del resto, una buona fetta degli stessi consiglieri comunali del Pd di Rimini, che negli ultimi giorni mettendosi di traverso alla nomina di Turci hanno dato parecchio filo da torcere ai notabili del partito. Nel corso di una consultazione interna al gruppo Democratico tenutasi venerdì sera, infatti, sette consiglieri del Pd hanno votato per Vincenzo Gallo, già consigliere nella precedente legislatura; i restanti nove, su 16 aventi diritto complessivamente, hanno scelto Turci.
A tessere la tela diplomatica giusta nelle ultime ore è stato Marco Agosta, il capogruppo – ovviamente riconfermato dopo la scorsa legislatura – del partitone in riviera. Agosta ha strappato la maggioranza relativa pro-Turci lanciando l’ex assessore come “una figura di garanzia”, che va rilanciata perché “ha l’esperienza giusta”.

Non la pensa così, tra gli altri, Bertino Astolfi - un ex Pd che per farsi rieleggere quest’anno ha dovuto traslocare nella lista civica pro-Gnassi Rimini per Rimini - il quale assicura di non aver apprezzato per nulla “il metodo” adottato; al momento buono, però, come al solito non ha fatto mancare il proprio sostegno.

Per eleggere la neo presidente del Consiglio, comunque, serviva la maggioranza qualificata, ovvero i due terzi dell’assemblea: 22 preferenze su 32, con voto segreto. Turci ne ha raccolte 24 (cinque bianche, due nulle, un voto a testa per lo stesso Gallo e per Fabio Pazzaglia, l’ex Pd candidato sindaco di Sinistra Ecologia e Libertà al primo turno).
Dunque, il Pdl ha votato senza troppi problemi per Turci, sancendo l’inciucio che, di pari passo alla questione di “opportunità” per la signora Piva, sta facendo discutere non poco a palazzo. La contropartita ai berlusconiani affinché dicessero sì ai dirigenti del Pd su Turci è stata la contemporanea elezione a vice presidente del Consiglio comunale di Oronzo Zilli, vecchio leone ex An tuttora coordinatore comunale di un Pdl uscito malconcio dalle elezioni.

Zilli, finora anche consigliere provinciale, ha scelto però di non aggrapparsi alle poltrone: infatti, ha già presentato le dimissioni in Provincia (gli subentra il collega verucchiese Jean Louis De Carli). Chi ha tuonato contro l’inciucio è invece il candidato Pdl-Lega Nord alle recenti comunali, l’ex consigliere regionale An Gioenzo Renzi. Escluso da tutte le cariche consiliari in questa fase, in primis quella di capogruppo che è andata alla ciellina Giuliana Moretti, Renzi ha sottolineato che “non era scontato che la presidenza dovesse andare alla maggioranza: Gnassi dice basta con la vecchia politica, ma qui invece la si ripropone in tutto e per tutto, con la complicità della minoranza. Questo teatrino deve finire perché non è più accettabile”.
Critiche anche da Pazzaglia, fra l’altro in odore di scomunica da parte di Sel: “Questa doppia nomina Turci-Zilli cementa l’asse tra Pd e Pdl. Per voltare davvero pagina anche la nomina del presidente andava innovata”. Il consigliere leghista Marco Casadei rincara la dose, bollando tutto come “il peggior modo di iniziare la legislatura”. Il grillino Camporesi da parte sua non si scosta dai moniti già lanciati: “Se voleva davvero una botta d’aria fresca, Gnassi avrebbe potuto assegnare la presidenza a qualcuno della minoranza”.
Il sindaco in aula ha rispedito tutto al mittente: quella di Turci è “una nomina decisa autonomamente dai partiti: io ho ascoltato la maggioranza, ho già detto che non mi piace l’idea di un uomo solo al comando. Il sindaco rispetta l’autonomia dei vari gruppi consiliari. Ci confronteremo sul merito, bisogna comprendere i ruoli ricordando che ai cittadini bisognava offrire il meglio possibile. E così- ha scandito Gnassi- è stato fatto”.
Intanto, gli otto neo assessori nominati da Gnassi (età media sui 40 anni) ieri sera al primo appuntamento ufficiale in pubblico si sono mostrati a dir poco emozionati, tra il pressing dei fotografi e gli sguardi dei curiosi accorsi in municipio. Il sindaco ha voluto in squadra Jamil Sadegholvaad, strappato alla Provincia, a Polizia municipale e Sicurezza, deleghe assunte nella precedente legislatura dallo sceriffo Roberto Biagini, l’unico riconfermato dell’era Ravaioli. Ci sono pure l’ex nazionale di pallamano Gian Luca Brasini e l’artista Massimo Pulini. Venendo alle quote rosa, la vice sindaco Gloria Lisi, personalità vicina da sempre alla Caritas, prende per mano Nadia Rossi, Irina Imola e Sara Visintin. Quest’ultima, a sua volta, è finita nei giorni scorsi nel mirino del Movimento 5 Stelle per la sua recente esperienza in testa al comitato acqua pubblica locale, nelle stesse ore in cui Gnassi l’aveva già battezzata assessore.

fonte:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/21/la-coppia-da-20-000-euro-al-mese-del-pd-lui-consigliere-regionale-lei-in-comune/121412/

Poveri con 1000 euro al mese

MONZUNO (Bologna) - Gianna P. ha trentasette anni, un bel bambino e un grande sorriso. "La povertà? Io l'avevo assaggiata da piccola, quando mio papà è morto in un incidente. Solo assaggiata, però. Se chiedevo un paio di scarpe, queste arrivavano, magari dopo quattro mesi. Sono andata a scuola, mi sono diplomata, ho avuto la macchina come tutte le mie amiche. Adesso sì, sono povera. E ho capito che ad essere povera la cosa che manca di più è la libertà. Se avessi ancora il mio lavoro e il mio stipendio, anche se mi sono separata dal marito, potrei affittare un appartamento per me e per mio figlio che ha sette anni. E invece sono tornata a vivere da mia madre, non potevo fare altro. Sei sempre una bimba, per i tuoi genitori, e così ti trattano. Io l'ho provata, l'indipendenza economica, l'avevo conquistata".

"Da più di un anno l'ho persa e assieme a lei se n'è andata la libertà di vivere in un posto tutto mio. Le vacanze al mare, le gite nel week-end? Ormai sono un ricordo ma questo non mi pesa. Mi manca la chiave della mia porta, della mia cucina... ".

La parola "povertà" ha un sapore amaro, soprattutto in questa terra emiliana che sembrava tutta ricca. Ricorda i libretti dell'Eca (Ente comunale di assistenza), chiamati semplicemente "i libretti dei poveri", tenuti nascosti nei comò ed esibiti solo per avere le medicine gratis o un sussidio per mandare i figli in colonia.

Gianna P. perdendo il lavoro, si trova dentro l'11% delle famiglie italiane che hanno una capacità di spesa inferiore a 992,46 euro al mese. "Adesso mi sveglio al mattino e mi dico: Gianna, fatti coraggio. Fai finta di essere ancora una ragazzina, alla ricerca del primo lavoro. Se sei stata capace di andare avanti, devi essere capace di tornare indietro e di ricominciare. Ho cominciato a lavorare nel 1995, avevo 21 anni. Primo stipendio, 800 mila lire. Prima receptionist, poi impiegata di buon livello. Due anni dopo mi sono sposata e le cose andavano davvero bene. Prima che l'azienda andasse in crisi, io e mio marito portavamo a casa 3100 euro al mese, 1500 io, 1600 lui. E c'erano la tredicesima e la quattordicesima, e anche i buoni pasto da 6,45 euro, che quando li hai quasi non ci badi ma quando spariscono ti accorgi quanto siano utili. Ci sentivamo non ricchi ma tranquilli. Un appartamento in affitto, a 600 euro al mese. Quattrocento euro per l'asilo nido del piccolo. Ecco, in questi giorni di caldo ci preparavamo per andare al mare, dieci o quindici giorni in un appartamento o in un hotel. E d'inverno ci prendevamo un'altra pausa, quattro o cinque giorni in Trentino, senza sciare ma con lunghe passeggiate sulla neve. Al ristorante o in pizzeria? Quasi mai. Preferivamo risparmiare per le nostre piccole vacanze o per portare il bimbo a Gardaland".

Arriva la separazione dal marito ma le cose non cambiano troppo. "Con il mio stipendio e l'assegno dell'ex coniuge per il bimbo - 350 euro al mese - ce l'avrei fatta a vivere in autonomia. Ma all'inizio del 2010 arriva la crisi dell'azienda, con gli stipendi che tardano prima un mese poi due poi sei mesi e ti trovi all'acqua. L'affitto non lo puoi più pagare, torni dalla mamma e meno male che ha un appartamento suo. In azienda arriva il nuovo proprietario, tornano gli stipendi ma solo per qualche mese. Adesso non so di quale statistica Istat io faccia parte. So soltanto che da marzo ad oggi, e forse fino a novembre, non prendo un euro. In teoria c'è la cassa integrazione speciale, perché anche i nuovi padroni hanno dichiarato fallimento, ma gli assegni da 700-800 euro ancora non si vedono. L'unico reddito è l'assegno del mio ex. Io però sono una che non accetta di farsi mantenere. A mia madre non pago l'affitto ma partecipo a tutte le spese, dal vitto alle bollette, dalla benzina all'assicurazione della macchina. Se ne vanno in media 450 euro al mese, che prendo in gran parte dai miei risparmi".

Non è purtroppo una mosca bianca, Gianna P. "Seguo i lavoratori delle aziende metalmeccaniche nei Comuni di Casalecchio e Sasso Marconi - dice Cristina Pattarozzi della Fiom Cgil - e purtroppo l'80% vivono ormai di ammortizzatori sociali. Chiusure, fallimenti, cassa integrazione, mobilità... A volte noi sindacalisti dobbiamo fare un altro mestiere, quello dell'assistente sociale. Ci sono famiglie dove tutti sono in cassa integrazione e se gli assegni sono, come sempre, in ritardo, non hanno i soldi per comprare da mangiare o per pagare bollette e mutui. E allora vai in Comune, spieghi la situazione, intervieni per bloccare uno sfratto. Le donne e gli stranieri sono i più colpiti ma forse anche i più forti. Sanno reagire, cercano nuove strade. Per molti uomini, anche giovani, la crisi dell'azienda è invece vissuta male. Si sentono persi, vanno in depressione. Stanno male perché non hanno i soldi per andare al solito supermercato e vanno al discount quasi di nascosto perché si vergognano".

Non è facile essere poveri e accendere la tv per sentire uno che dice che "il lusso è un diritto". I bar sono pieni, si paga un caffè e si sta lì mezza giornata. "Io sono senza stipendio da quattro mesi e allora, all'inizio di giugno, ho preso i miei due figli e sono andato a pranzo dai miei genitori. Non ho dovuto spiegare nulla. Hanno apparecchiato e solo alla fine mia madre ha detto: va bene alle 13 anche domani?". "Io ho tirato giù dal solaio la tenda, non andavo in campeggio da vent'anni. Insomma, con la crisi si torna giovanotti". "Ad agosto porto i miei tre bambini al mare, ma solo perché mia suocera ha pagato l'affitto dell'appartamento. E' stata gentile, non mi ha fatto pesare nulla. Ha detto: ho preso un appartamento con tre stanze, un'occasione. Venite con me?". "Ho controllato i punti della Coop e ho scoperto che ho speso meno di un terzo, rispetto all'anno scorso. Vado al discount per spendere meno. Al mattino presto, oppure mi sposto nei Paesi vicini, dove non mi conoscono".

Gianna P. deve andare via, per prendere il bambino al centro estivo. "Si paga anche lì, è un sacrificio ma non voglio che il mio piccolo abbia meno degli altri. E' stato anche al mare, con suo papà che per fortuna ha ancora lo stipendio. Se il bimbo sta bene, sto bene anch'io. Quest'anno per me niente vacanze, ma non importa. Io sono una cui non piace "stare in schiena" e nessuno. Vuol dire che non mi piace farmi mantenere, né dalla mamma né dallo Stato. E così proprio l'altro giorno sono andata all'Inps per interrompere la cassa integrazione. Ho trovato da lavorare in un'azienda, da una settimana. Sono in prova, spero che mi assuma davvero. Certo, cercare lavoro oggi è come subire una rapina a mano armata. Prendevi 1500 euro? Te ne do 1025, prendere o lasciare. Se tengo conto dell'assegno di 700-800 euro al mese che dovrà pur arrivare e delle spese per andare in macchina nella nuova azienda, faccio pari e patta. Prenderei gli stessi soldi restando a casa, ad aspettare cassa integrazione o mobilità. Ma ho un figlio e devo dargli un futuro. E poi sono fatta così. Se devo ricominciare, ricomincio davvero. Non sono più una ragazzina ma non voglio uscire dal mondo del lavoro. Se sei fuori, anche con un assegno dell'Inps, è un macello. A non lavorare si sta male, perché ti senti vuota e inutile. Niente ferie, niente piscina, niente vestitino nuovo e va bene così. Ma io, quella voglia che avevo dentro quando ho cominciato a lavorare, la sento ancora. E' una voglia di stipendio, di casa, di libertà. Chiedo troppo?".

http://www.repubblica.it/economia/2011/07/19/news/poveri_mille_euro-19304866/

domenica 30 ottobre 2011

Inps e pensionati: 500 euro al mese, uno su due è povero

In Italia un pensionato su due è povero con una pensione che non supera la soglia dei 500 euro al mese. Sono quasi 14 milioni e mezzo le pensioni ed il 49% del totale pari a 7 milioni non superano la soglia dei 500 euro al mese. Di questi, quasi 1.800.000, pari al 12,4% del totale, non oltrepassano nemmeno la soglia dei 250 euro al mese.
Ad effettuare lo studio sull'identikit dei pensionati è stato KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it Magazine dell'Associazione Contribuenti Italiani.
Il risultato che emerge è molto allarmante. Se da un lato la spesa previdenziale continua ad aumentare, dall'altro gli importi corrisposti sono relativamente modesti e, per la metà, non superano la soglia di povertà. La media dell'importo mensile erogato dall'Inps ai pensionati italiani è di circa 659 euro. Ad innalzare la media ci sono i "pensionati d'oro", circa 56mila titolari di pensioni, lo 0,4% del totale, che prendono più di 3.000 euro al mese.
"I pensionati italiani ed in particolare quelli del sud sono tra i più poveri in Europa - afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - Serve un'armonizzazione europea del sistema pensionistico ed una seria riforma della politica economica che ponga al centro del sistema economico l'uomo con i suoi bisogni."

fonte:
http://contintasca.blogosfere.it/2011/10/in-italia-un-pensionato-su.html

martedì 26 luglio 2011

Stipendi stenografi del senato : 253 mila 700 euro lordi l’anno

I Ragionieri che hanno messo sul lastrico il Comune di Taranto, sono dei dilettanti allo sbaraglio nei confronti del ragioniere di Montecitorio che al 35esimo anno di attivita’ non solo porta a casa uno stipendio di 20.000 euro al mese, ma andra’ in pensione con una cifra simile.
Gli Stenografi del Senato, sono 60 in tutto e compilano i resoconti dei lavori dell’aula e delle varie commissioni. Svolgono un lavoro ormai in estinzione per via delle nuove tecnologie, ma all’apice della carriera arrivano a guadagnare 253 mila 700 euro lordi l’anno.
Molto di più non solo del presidente Napolitano, ma anche del capo del governo Romano Prodi che, tra indennità parlamentare (145 mila 626 euro), stipendio da premier (54 mila 710) e indennità di funzione (11 mila 622), arriva a 212 mila euro lordi l’anno. E di ministri titolati come Massimo D’Alema (Esteri), che riscuote 189 mila 847 euro, e Tommaso Padoa-Schioppa (Economia), che ogni anno incassa 203 mila 394 euro lordi (è la paga dei ministri non parlamentari). Tutti abbondantemente distanziati dallo stenografo e dal ragioniere e addirittura umiliati al cospetto dei compensi dei segretari generali di Senato e Camera, Antonio Malaschini e Ugo Zampetti, che a fine anno arriveranno a incassare rispettivamente 485 mila e 483 mila euro lordi.
Ecco le sorprese che spuntano esaminando i dati sul trattamento economico dei dipendenti di Camera e Senato. E non sono le sole: barbieri (‘operatori tecnici’) che possono arrivare a guadagnare oltre 133 mila euro lordi l’anno a fronte dei circa 98 mila di un magistrato d’appello con 13 anni di anzianità. E collaboratori tecnici operai che dall’alto dei loro 152 mila euro se la ridono dei professori universitari ordinari a tempo pieno inchiodati, dopo vari anni di carriera, a circa 80 mila euro lordi l’anno. Retribuzioni da favola, insomma, che non hanno uguali nell’universo del pubblico impiego e che si accompagnano a trattamenti pensionistici di assoluto favore perfettamente allineati, in tema di privilegi, ai criticatissimi vitalizi di deputati e senatori. Ma quanti sono questi fortunati dipendenti parlamentari? Quanto guadagnano esattamente? E attraverso quali meccanismi riescono ad ottenere trattamenti economici così favorevoli?
Stipendi d’oro I dipendenti di Camera e Senato (vengono assunti solo per concorso) sono in tutto 2.908, di cui 1.850 a Montecitorio e 1.058 a Palazzo Madama. I primi (dati dei bilanci 2006) costano complessivamente circa 370 milioni di euro, i secondi 198; molto di più di deputati (287) e senatori (133 milioni). Per ambedue i rami del Parlamento le voci che pesano di più nei capitoli di spesa per il personale sono gli stipendi e le pensioni. Per quanto riguarda le retribuzioni, la Camera sborsa ogni anno 210 milioni di euro a fronte dei 130 milioni del Senato. I costi delle pensioni assorbono invece 158 milioni nel bilancio di Montecitorio e 70 milioni a Palazzo Madama. La prima cosa che salta agli occhi, sia alla Camera che al Senato, sono le singolari regole di calcolo di stipendi e pensioni, regole tanto sorprendenti da trasformare i due palazzi in autentiche isole del privilegio. A fissarle, godendo le due strutture dell’autonomia amministrativa garantita agli organi costituzionali, sono stati in passato i due uffici di presidenza di Camera e Senato, composti dai rispettivi presidenti (i predecessori di Fausto Bertinotti e Franco Marini), i loro vice e tre parlamentari-questori.

Fonte:
http://truffeallostatoitaliano.wordpress.com/2007/08/22/237560-allanno-per-il-ragioniere-di-montecitorio/

Stipendio barbieri di montecitorio

Truman: 11.000 euro al mese
...
la cifra è sbagliata in difetto , si parla si stipendio lordo al mese , ma si devono calcolare le 14 mensilità , che vanno aggiunte , inoltre lo stipendio loro dei collaboratori tecnici aumenta con il passare del tempo , fino ad arrivare a 152'970 euro , che divisi per 12 fanno gli undicimila euro al mese (lordi) che truman ha indicato in facebook.
Quindi un barbiere che ha trenta anni di anzianità a Montecitorio guadagna in busta circa 9700 euro lordi , calcolando nei 12 mesi la tredicesima e la quattordicesima si arriva a circa undicimila.
neanche un capo area di una banca guadagna così , o un manager di basso livello (manager di aziende sotto i 500 dipendenti) per dire.
Manager e direttori di banca , comunque , possono essere licenziati in un secondo, naturalmente.
Praticamente nessun lavoro a tempo indeterminato guadagna cifre simili , nel settore privato.
...
Purtroppo i conti di Truman sono parzialmente corretti , ovvero lo stipendio di un barbiere a fine carriera è di 9700 euro lordi al mese , ma se si divide la paga annuale su 12 mensilità e non su 14 come vengono pagate adesso (si hanno la tredicesima e la quattordicesima) si arriva agli undicimila di Truman.
Dato che molti dei barbieri ormai sono vicini alla pensione (a 53 anni) ha ragione Truman.
Poche balle , non rilasciate comunicati stampa , vogliamo vedere le buste paga!
...

fonte:
http://www.linkiesta.it/blogs/radio-berlino/fatela-finita-i-barbieri-di-montecitorio-sono-indispensabili